intellettuali

Avevo 19 anni quando andai a lavorare in fabbrica.
Ero iscritto a Lettere, a Milano, frequentavo circoli, cineforum, leggevo, avevo letto Marx e Freud, Gramsci e Bordiga, Remarque e Steinbeck.
Imparai, in fabbrica, che quel che avevo letto mi era servito e mi sarebbe servito solo se riuscivo a tradurlo. La fabbrica è dura, cattiva anche. Un ragazzo, che frequentava giurisprudenza e che sapeva brani di Sartre a memoria, un giorno disse, Il contesto si manifesti. Lo “lapidarono”, lanciandogli degli scatole di cartone, leggere, certo, ma lui ci restò male.
Continua a frequentare circoli e cineforum. Vercelli, Torino, qualche volta Milano.
C’è una cosa che non dimenticherò mai, e che avrò visto cento volte. Un operaio prende la parola. E’ agitato, magari non sa esprimersi bene. Ci son sempre un pio di intellettuali di turno che, mentre lui parla, si guardano, scambiandosi sorrisini eloquenti: Cazzo dice quello?, come parla?
Chi parla con le mani, spaccandosi la schiena per ore e ore, merita rispetto. Qualcuno (faccio un nome: Danilo Dolci, anzi no, due: Pasolini e Dolci) lo capiva.
Si riempivano in tanti la bocca, parlando di “classe operaia”; però la bocca e il naso badavano a tenerli lontani, ché la classe operaia puzza di sudore.
Erano anni, quelli, in cui c’era ancora il vecchio Pci.
Certi dirigenti del vecchio Pci sapevano parlare. E ascoltare.
Io li avevo in uggia: erano, per lo più, nostalgici del togliattismi-stalinismo, oppure fedeli alla linea di un partito che già allora faceva l’occhiolino ala Fiat e al grande capitalismo, cercando di rassicurarlo (per questo feci del sindacalismo, ma nella Cisl di Carniti; e, c’erntra niente, ma quando scoppiò il caso Tortora votai per i Radicali).
Oltre al vecchio Pci, alla sinistra lombardiana del psi, alle Acli e a certi esponenti del mondo cattolico vicini agli strati più deboli c’era anche, certo, un’informazione televisa, magari monopolizzata dalla vecchia dc, ma non spazzatura.
Oggi è un pasticcio, certo.
Se rinascesse, oggi, una scuola di Barbiana con un don Milani non ci sarebbe, solo, il problema che l’operaio conosce solo 150 parole; ne conosce magari 250 per lo più inutili.
Comunque, leggete questo.

Da molto tempo, il voto non è determinato da appartenenze ideologiche. Se si vede che lo stipendio è basso, i prezzi aumentano, si rischia il posto di lavoro e, magari, che un immigrato ti ha superato in graduatoria per mettere il bambino all’asilo, non c’è fedeltà partitica che tenga. Nella nostra società, la paura di perdere è molto più forte della speranza di acquistare (…). Andare meno ai convegni per pontificare su dove va il mondo e girare più nei negozi e nei mercati. Basta con i salotti radical-chic, dove gli immigrati, certo, non sono anche un problema, dove la sicurezza è garantita da guardie del corpo, dove si può ricorrere agli asili privati e alla sanità privata. Basta con la sinistra che dice sempre no, quella che alla difficile gestione della realtà, quella che esiste davvero non quella immaginaria, preferisce una sterile rivendicazione continua. E, poi, certo, bisogna studiare le alleanze…

Lo ha dichiarato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, in un’intervista a La Stampa.
Finalmente.
(Nei giorni scorsi un interinale ha scritto una lettera, lamentando l’assenza del sindacato. Il sindacato gli ha risposto, dicendo che invece c’è, e che conduce importanti trattative. L’interinale non ha replicato. Lui, davanti al posto dove lavora, un sindacalista non l’ha mai visto).
E poi.
Chiamparino conosce bene la situazione della periferia torinese. C’è paura, lì. La Lega Nord è stata premiata: perché nessuno è riuscita a contrastarla la paura.

Dimenticavo.
Dalle mie parti, a Nord, c’è una cittadina che è un gioiello, Varallo (6, 7mila abitanti; 7 librerie almeno). Il sindaco, Gianluca Buonanno, un passato in An, ora nella Lega, è stato eletto al parlamento. Hanno votato tutti, per lui, comunisti compresi. Per lui ha votato quasi il cinquanta per cento di un elettorato, tradizionalmente di sinistra. Ogni tanto fa le sue sparate, ma a Varallo non c’è intolleranza. C’è anche tanto flolclore nella Lega Nord. Che non è da sottovalutare, perché fa breccia. Ma va capito. Il fatto che una fetta di elettorato, di sinistra, abbia votato per un sindaco leghista deve far riflettere, credo.

14 pensieri su “intellettuali

  1. Le formazioni di sinistra e non mi riferisco soltanto a quelle tagliate fuori dalle recenti elezioni , ma anche i movimenti storici, i gruppuscoli, i Partiti nati e risorti dalle loro stesse ceneri, hanno sempre avuto un’idea astratta del popolo. Ne hanno fatto un mito male interpretato, spesso “schifati” da quell’insieme di umori che spesso il popolo è. Tanto che non sapevano e non sanno parlare al popolo. Sono state ben rare le occasioni in cui ci si è capiti, incontrati. Io stessa passai da ragazza un Natale in una fabbrica occupata. Le operaie ( il personale era quasi tutto femminile) ci diceva :” ma andate a casa, voi che potete…”, “andatevi a divertire, che poi tornate a studiare. Se siete povere dovete dare soddisfazione ai vostri genitori, se siete ricche andate a rompere le scatole da un’altra parte, che per voi questo è un gioco come un altro”. Avevano piacere però che si restasse lì, per fare numero, per convincere chi di dovere, senza avere la minima fiducia nelle nostre convinzioni. Quei tempi sono lontanissimi. La classe operaia non è più quella. I guovani non sono come me. Si porta a gente già matura eppure ancora precaria o incerta sul futuro un linguaggio da disobbedeienti no global che non vogliono sentire.Non li voglio sentire neppure io. Le pagine preelettorali di Liberazione erano di un altro pianeta rispetto alle aspettative dell’italiano meno abbiente medio. Si farnetica perché un punto di riferimento non c’è più. Quel che c’era è fallito per cui l’operaio è un target elettorale come un altro. Crederà nel papocchio di centrosinistra per obbedienza ( al PCI, diventato PDS, diventato DS, ora PD ) o perché cattolico moroteo. Crederà nel padrone del “fasso tutto mi”, Berlusconi, confidando nella sua furbizia. S’aggrapperà al giustizialismo di Di Pietro, si difenderà dalla concorrenza straniera votando Lega. Starà lì a vendersi al miglior offerente. Perché? Perché non ha più speranza che ci sia un riscatto. Come ha affermato Piero Pelù ( non cito un politico né un intellettuale e lo faccio apposta): SIAMO PASSATI DALLA LOTTA ALLE LOTTERIE. Confidiamo nel caso nella sorte, speriamo di vincere al Totocalcio e voltare pagina. E la vita passa.

  2. sono d’accordo con te Nicolò. c’è una maggioranza di persone che votano all’oscuro, un po’ di là un po’ di qua, una volta in un modo e una volta nell’altro.
    ma c’è un fenomeno (a cui Repubblica ha dato risalto)e che si è ripetuto e che mi pare significativo: operai con tessera Cgil o Cisl che han votato destra, soprattutto Lega.
    qui ci si può sbizzarrire sui perché.
    un perché, a mio avviso, è da ricercare nell’incapacità di comunicare che ha ora la sinistra.
    ho voglia di andare in biblioteca, prima o poi: e leggere l’UNità di trent’anni fa.

  3. Mah, io non nobiliterei troppo il voto. Il fatto è un altro. Ho provato a chiedere a qualche collega che aveva votato per la destra se conoscesse i progetti che la destra ha dichiarato di avere per la scuola. Zero, capisci, zero assoluto: erano all’oscuro di tutto. Votano tanto per votare. Sentono gridare “Prodi mortadella” e ripetono a memoria. Prossima volta voteranno a sinistra. Tutto qui.

  4. Domenica scorsa mi trovavo nel nord del vicentino, in un ristorante rustico. Ero lì in compagnia di parenti e c’erano intere tavolate colme di leghisti, li sentivo dai ragionamenti e dalle battute. Comprendo bene, da vicentino, per quale ragione la gente vota sempre più la Lega Nord. Vivendo a Roma, lo comprendo ancora più. Molti leghisti ragionano così.
    Non condivido i modi e le soluzioni, ma tant’è, nessuno si offenda.

    Toni: – Viva il federalismo fiscale!
    Bepi: – Sì, ogni regione merita ciò che fa.
    Toni: – Da anni noi facciamo la raccolta differenziata e questo ci aiuta a pagare meno tasse e ad avere più rispetto per l’ambiente.
    Bepi: – Invece a Napoli sono sommersi di merda, non fanno la differenziata, si lamentano e vogliono anche che li aiutiamo, e no cazzo!
    Toni: – Ognuno si arrangi, viva il federalismo fiscale!
    Bepi: – Non vedo perché noi creiamo lavoro, siamo la locomotiva d’Italia, abbiamo rischiato molto per ottenere ciò che oggi godiamo, e dovremmo continuare a mantenere questi terroni del cazzo che continuano a non organizzarsi seriamente.
    Toni: – Ora federalismo, quando impareranno a rubare meno, a lavorare di più, ad essere più seri e mandare affanculo una volta per tutte la mafia allora riparliamo di unità fiscale nazionale, ora no, basta con fiumi di denaro in terronia.
    Bepi: – Giusto. Qui il pizzo non c’è, perché? Qui la munnezza sulle strade non c’è, perché? Qui il lavoro c’è, perché? Non siamo più intelligenti, semplicemente più seri e concreti. Poche chiacchiere e drammi alla napoletana.
    Toni: – Viva Bossi, viva il federalismo!

    Ripeto, ognuno la veda come desideri, ma questo ho sentito domenica scorsa, e molte altre cosine che vi risparmio molto poco gentili verso le persone del sud.
    Non condivido, ma li capisco.
    So come lavora un vicentino medio, parte della mia famiglia è così, e so come un vicentino medio cerca di rispettare le leggi. Non accade lo stesso in tutta Italia.
    Torniamo sempre al medesimo nodo, ci sono aree del paese assai diverse fra loro, nella mentalità e nel contesto.
    E al nord si sono davvero stancati molti di accettare che chi è indietro continui a non reagire lasciando tutto esattamente come è.

    Morgan

  5. dipende, pispa.
    a torino magari è inquietudine, nelle province più piccole non so. la lega sostiene di aver calamitato tanti voti della sinistra arcobaleno. io non penso. io penso che c’è un gran movimento di voti che vanno e che vengono, e che qua al nord non è tanto l’aspetto razzista che ha fatto presa quanto il discorso del federalismo fiscale.
    più che la sinistra arcobaleno hanno votato per la lege quelli che dicono che sono stufi di pagare le tasse per il sud.
    discorsi vecchi, soliti discorsi.
    intanto leggo che la lega nazionale alza la voce, e di pietro si allontana da pd, e vendola dice che non sarà lui l’erede di bertinotti.

  6. La Lega aumenta, raccoglie tutte le nostre paure a fine mese, il cambiamento , i padroni che non sono più borghesi, ma “straccioni” extracomunitari venuti con il gommone e la voglia di emergere, a tutti i costi. Credo il problema sia tutto lì: la lotta di classe non ha più una classe in cui lottare, ma un caleidoscopio di differenze, di situazioni ingarbugliate da cui non si riesce a cogliere il capo. La sinistra non ha capito che Marx non ti aiuta a fare la spesa e che il suo mondo non esiste più. Ora conta la capacità individuale, la spinta a farsi largo fra gli altri. E’ iniziata l’era della meritocrazia e nessuno se ne è accorto ( spesso con l’aiuto di certi “amici”)
    Anche io a scuola mi chiedo che cosa accadrà e quello che penso e terribile!! Ciao Rita

  7. Ciao Remo
    Io leggo tutte questi ragionamenti del dopo voto, queste autocritiche -che a sinistra facciamo da secoli- ma non capisco, almeno non fino in fondo.
    Se io avessi voluto protestare – e vi assicuro che per la prima volta ci
    ho pensato – l’avrei fatto votando scheda bianca, non di certo per un partito che sarà anche folcloristico ma che ha delle parole d’ordine ben precise e secondo me far finta che siano delle semplici battute può essere pericoloso. Io sono sempre scettico riguardo alle promesse elettorali ma votare un partito che predica l’intolleranza dicendomi ” ma tanto sono solo sparate ” mi sembra davvero ingiustificabile.
    E’ vero che la sinistra non sa proporre un modello alternativo ma come dice Sartori, chi ce l’ha?! tutti vivacchiano lasciandosi trasportare dagli eventi.

    Riguardo agli immigrati c’è un episodio che posso brevemente raccontare:
    Sono un capotreno e mi capita spesso di chiacchierare con dei ragazzi africani: una mattina ho scambiato due parole con Pietro( è nigeriano, 27 anni) che quel giorno era particolarmente triste perché recentemente la polizia lo aveva portato in questura e dopo avergli controllato le impronte digitali e aver appurato che non aveva commesso reati lo ha rilasciato “minacciando” che se lo avessero ripescato gli avrebbero rifilato otto mesi di carcere….Pietro ha poi continuato dicendomi che paradossalmente con il governo Berlusconi stava meglio perché non venivano fatti controlli, contrariamente, con il governo prodi la situazione era diventata un po’ più difficile. Tristemente ha concluso dicendomi: ” ma se io avessi avuto la possibilità di un lavoro, (sono 4 anni che vive in Italia clandestinamente – si fa per dire, visto che sanno benissimo dove abita-) anche il più umile, avrei potuto contribuire con le mie tasse allo sviluppo di questo paese mentre invece così tutto quello che guadagno
    ( pochissimo 300 affitto posto letto, 150 da spedire alla famiglia e 150 per il suo sostentamento) è in nero….Mentre lo ascoltavo ho pensato che se anche ne avessi avuto le possibilità non avrei potuto assumerlo viste le leggi attuali e mi sono chiesto il perché di una situazione così ipocrita, sia da una parte che dall’altra: la Destra con proclami e sparate che non realizza e la sinistra con un “buonismo” che rimane solo sulla carta. Lasciare un ragazzo nell’illusione che qualcosa possa cambiare senza fare niente di concreto mi sembra quasi altrettanto
    ingiusto di un atteggiamento intollerante.

    Ciao
    Stefano mina

  8. sì è andata come tu dici.
    un voto così capillare ha cause che, un tempo, quei compagni di sezione che hai evocato avrebbero chiamato “strutturali”
    gli eredi del pci e della dc non scalfiscono neppure di un frammento la forza evocatico di un ricco uomo che riceve i capi di stato non nelle sedi istituzionali ma in una delle sue ville (con evidente intento propagandistico) in alleanza con un bossi che di un giudeice poliomielitico che lo indagava disse “gli raddrizzeremo la schiena”.
    è la vittoria irresistibile dei più forti.
    e il loro linguaggio ha già cambiato il vocabolario.
    vivo come te in queste zone da calvario.
    ho definito tutto questo “umiliazione culturale”. non ho definizione migliore.
    quanto alla rappresentanza di cui tu hai parlato, diciamo che davvero non tutti assomigliano a quel sindaco di varallo.
    i più assomigliano a quel giornalista di milano-radio padania che ha detto: “libereremo questo capo nomadi come ci si libera dei topi.
    grazie per l’attenzione

  9. Certo, a sinistra molti fanno gli intellettuali e piacciono più alla borghesia chic che agli operai (non parliamo poi di chi sta ai call center o sbarca il lunario con lavori interinali…). Poi si sa, in Italia una volta la maggioranza vota a destra e una volta vota a sinistra (forse perché nessuno fa mai niente di destinato a incidere veramente sulla società e quindi gli elettori si buttano sempre sulla speranza di cambiamento). Però il dubbio resta… Non è che il centro sinistra perde perché non sa cosa proporre di diverso dagli altri? Nel resto d’Europa i partiti hanno programmi chiari e, chi viene eletto, cerca di realizzarli nel più breve tempo possibile. Se è stato bravo resta (Zapatero insegna, mi pare…), se no, arrivederci e grazie. In Italia questo funziona solo a livello di elezioni comunali: il sindaco che fa viene premiato dagli elettori, chi cincischia no. Forse un centro sinistra meno salottiero, meno filo vaticano, meno snob e più concreto verrebbe preso un po’ più sul serio. O forse gli italiani ritengono che la destra governi meglio. E siccome siamo in democrazia….
    Buona giornata a tutti

  10. Alla Lega i voti degli operai del Nord. Alla Lega quei voti lì, dei lavoratori che si sono rotti, anzi che si sono “rottamati” a forza di bugie, a forza di “no”, a forza di “aspettiamo”, a forza di morire.

    Alla Lega, che io vorrei vedere cancellata dalla faccia dell’Italia beninteso, sono andati voti legittimi, inevitabili. La verità è che questo fallimento, parlo da giovane di sinistra, ce lo siamo meritato: anche se, da giovane, appunto, me la prendo con gli astensionisti, con i dispersori di voto, con gli elettori della Sinistra Arcobaleno, con gli indecisi, con chi, non votando PD, l’impresentabile PD, è vero, ha contribuito, di fatto, ha *cancellare* la sinistra da questo Paese, il nostro, per i prossimi, che so, 50 anni o giù di lì.

    Mi chiedo, da giovane di sinistra: ma il non voler mandare al governo dell’Italia la destra, QUESTA destra, non era, di per sé, un motivo eccellente per recarsi alle urne con il naso turato? Non sta forse in questo, la Democrazia? Davvero c’è ancora qualcuno che sta lì a pensare che un candidato politico possa rappresentarlo? Mica è compito della Democrazia rappresentare chicchessia singolarmente…
    Belle le parole di Chiamparino, davvero. Forse me ne vado, da qui.
    [Ste]

  11. Stamattina, in riunione, sconvolte dal preannunciato ritorno delle tre “i”, ci chiedevamo proprio come mai, in una cittadina tradizionalmente ‘rossa’ tanti voti fossero andati alla lega. Tre di noi hanno parlato di ciò che dice Chiamparino, ma siamo statae rimproverate da una quarta, secondo la quale a noi mancava una visione economica vasta e amplia del problema. Mah…
    Comunque, da noi, non solo dove insegno ma anche odve abito, il grande successo della Lega c’è stato alla Camera. Voti giovani?

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