racconti, ancora

Di questa iniziativa mi disse Lucia (Cronomoto) mentre era in pieno svolgimento Raccontiaquattromani.
E io la invitai a mandarmi una mail, così da postarla.
Buone cose

Caro Remo

anzitutto permettimi di ringraziarti per l’opportunità di far conoscere, partendo proprio da “casa tua”, il progetto Blog&Nuvole

Blog&Nuvole è un’iniziativa per vocazione collettiva, che si rivolge contemporaneamente al mondo del fumetto e a quello della narrativa. Suo duplice intento è di contribuire a valorizzare la scrittura breve, in particolare quella dei blog, e di suggerire all’arte del fumetto altre possibili strade d’espressione. Da un lato, infatti, si intende garantire una maggiore visibilità, tra le migliaia di brani pubblicati quotidianamente nella Rete, alle narrazioni più apprezzabili, che rischierebbero altrimenti di auto-divorarsi nel meccanismo frenetico della pubblicazione; dall’altro, come detto, si vogliono offrire al fumetto nuovi spunti d’ispirazione, attraverso l’incontro fra l’universo espressivo delle parole e quello delle immagini.

L’idea è stata presentata qualche tempo fa da Cristina (Fruscii) e dalla sottoscritta alla Triennale di Milano, dove ha ricevuto consensi e un vivo incoraggiamento a proseguire. La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte (istituzione no profit attenta a salvaguardare e rilanciare i mestieri d’arte tradizionali e contemporanei) sostiene il progetto istituendo un concorso per i migliori incontri scrittura-immagini, che costituirà l’ossatura dell’iniziativa.

Un ringraziamento particolare, come potrai immaginare, devo proprio a Cristina che, con tanto coraggio e due soli foglietti striminziti che riassumevano l’idea, si presentò un anno e mezzo fa ai responsabili della Triennale: tanta buona volontà, tanta semplicità e soprattutto un ottimismo che ha via via contagiato ogni persona che abbiamo incontrato.

Tornando al progetto: alcuni blogger si sono prestati come “cavie” con alcuni loro scritti, mentre autorevoli artisti del fumetto e illustratori ci hanno accompagnato per mano nel dar vita alle prime fusioni, fuori concorso, che già danno un’idea precisa degli obiettivi che ci proponiamo. Per questo saranno pubblicate come tracce, a partire dall’apertura del concorso, il 15 settembre. A tale proposito l’eccentrico Aquatarkus, equilibrista delle piattaforme, ha creato una stravagante formula di sito-blog, tutta da scoprire.

Ora il progetto sta per entrare nella sua fase più importante: la raccolta del maggior numero possibile di narrazioni brevi nella Rete, fra le quali una giuria “di qualità” potrà poi scegliere le migliori. Perché ciò avvenga è ovviamente necessario che l’iniziativa trovi la più ampia diffusione fra i blogger narratori: e qui entrano in scena tutti coloro che, come te, vorranno aiutarci a promuovere Blog&Nuvole.

Le regole cui i partecipanti dovranno attenersi sono molto semplici: le storie potranno essere nuove oppure già pubblicate in precedenza, l’importante è che vengano rispettati in linea di massima i cinque temi-guida proposti, e non si superi per nessun motivo il limite delle battute previste. Altre importanti informazioni nel sito-blog.

PS Il Pdf (insomma l’E-book parziale, attendendo la copertina di Mario Bianco e dieci righe mie di quarta di copertna) di Raccontiaquattromani.
http://files.splinder.com/1599d527defa5ec4313fb93f14de301a.pdf
(grazie T.)

Marsiglia, ultimo giorno

Raccontiaquattromani: T. scrive: si accettano consigli per la copertina.

Notte tra il 18 e il 19 agosto: per me significa un triste ricordo.
Da ricordare.
Ciao fratello fragile.

Penultimo giorno di ferie, ultimo giorno di permanenza a Marsiglia, oggi. Ieri sera sono andata da Paul, ristorante citato da Izzo.
In una grande libreria di Marsiglia ho visto libri di Baricco, Tabucchi, Eco, Camilleri.
Non ho visto libri di Izzo, che strano.

Buona giornata

Mi pare, anzi ne son certo: questo commento di Biancamara merita maggior risalto.

oggi, Remo, approfitto del tuo spazio per dare visibilità ad una faccenda che mi sta a cuore e che è davvero poco ludica: il licenziamento, da parte di Trenitalia, di Dante De Angelis, macchinista ed Rls, che si è permesso di denunciare la poca sicurezza degli ETR “danneggiando gravemente l’immagine dell’azienda”.
conosco Dante personalmente. E’ un uomo generoso e impegnato nei temi della sicurezza sui luoghi di lavoro. Per questo, per aver detto anziché taciuto, ha perso il suo lavoro.
Ringrazio, a nome di Dante, tutti coloro che vorranno lasciare il proprio sostegno.
per tutti coloro che vorranno dimostrare la loro solidarietà a Dante, una delle tante iniziative di questi giorni la troveranno qui:

Solidarietà per Dante De Angelis

riconteggiando…

… e controllando, e tenendo conto solo di chi ha espresso sei preferenze ecco, la classifica definitiva (spero)

1. Naturalmente (60)
2. Haynt (55)
3. L’uomo che vendeva sogni (53)
4. La neve che non c’era (51)
5. Stella madre (39)
6. Maria (28)

E poi:
7. Quattromani (23)
8. e 9. parimerito Scintille e Fuori dal villaggio (22)
10. Tutte cazzate (19)
11. Efedrina (18)
12. Evoluzione (15)

la votazione

Allora, i partecipanti (non tutti, ché è tempo di ferie, altri, poi, non si son pronunciati) di
Raccontiaquattromani
han deliberato che i sei racconti da impaginare di modo che l’E-book sia presentabile sono
1. La neve che non c’era (63 punti)
2. Naturalmente (60)
3. Haynt (55)
4. L’umo che vendeva sogni (53)
5. Stellamadre (44)
6. Maria (32).
Poi.
7. Quattromani (23 punti); 8. e 9. parimerito, Scintille e Furi dal villaggio (22); 10. Tutte cazzate (19); 11. Efedrina (18); 12. Evoluzione (15).

Infine.
In questa pagina
Raccontiaquattromani
troverete nomi e cognomi oppure nick di persone a me note e procedura usata.
(Il racconto La rotonde ha slo il nome degli autori; verrà completato al più presto).
Grazie
E se ho sbagliato avvisatemi.

Manca solo l’E-book credo.

Raccontiaquattromani: si vota

Allora si vota.
– Per due giorni, il 16 e il 17.
– Vota chi ha partecipato (più chi ha organizzato: io, Monia e T.) o chi ha aderito e poi non ha potuto partecipare.
– Vanno bene alcune deleghe che mi sono state comunicate via mail (Elena-Aitan; Rael-Damiel).
– Possono esprimersi anche gli altri, così poi, eventualmente, raffronteremo due classifiche (ma gli “altri” che voteranno dovranno avere o un nome e cognome o un nick a me noto). (Sul perché faccio votare solo chi ha partecipato è bene che io ridica un’altra volta: mi piace pensare a un lavoro di gruppo, con il gruppo che alla fine decide la migliore impaginazione dell’E-book).
– Chi vota.vota per tutti e sei escluso il proprio.
– Si fa così: 6 punti al primo, 5 al secondo, 4 al terzo 3 al quarto, 2 al quinto, 1 al sesto.
– I 24 capitoli poi vedranno questa impaginazione:
il primo racconto aprirà la raccolta;
il secondo la chiuderà;
il terzo sarà il secondo racconto impaginato.
il quarto sarà il penultimo;
il quinto sarà il nono e il sesto sarà il sedicesimo (così a puntellare…). (Gli altri li metto io, come capita).
– si vota solo e soltanto in questo post.

Finita la votazione pubblicherò due pagine
Raccontiaquattromani prima parte
Raccontiaquattromani seconda parte
in cui, oltre al racconto, ci saranno i nomi e i cognomi oppure i nick (ma trattasi di persone a me note) dei partecipanti, con le loro (eventuali) note biografiche.
e ci sarà – tanto qui quanto nell’E-book – un’appendice alla fine di ogni racconto (me ne manca ancora una) sulla procedura utilizzata.

Buone cose a tutti
(è sottinteso: chi non vuol votare non vota…)

Prima del voto

Mancano meno di 24 ore alla fine di raccontiaquattromani:
Possono ancora arrivare due, un o zero racconti.
Titolo, incipit e battute di quelli che han partecipato sono qua.

1. RUGIADA
Alla visione delle sue gambe lunghe e affusolate, distese ed allargate sull’erba umida di rugiada, cominciai a perdere l’equilibrio. E dovetti stringerle il ventre e le cosce per riprendere coscienza di me.
(4840 battute)

2. L’UOMO CHE VENDEVA SOGNI
”Quanto costa un sogno d’amore?” chiese Blankman.
”Dipende” rispose Necromandus.
”Da cosa?”
”Da quanto tempo è che non sogni più e da come vorresti che fosse il tuo sogno d’amore.”
(4461 battute)

3. LO SGUARDO INDIFFERENTE
Se con l’obiettivo si potessero catturare pezzi di anima, e non solo immagini, penso che sarei la regina di un immenso regno di spiriti.
Sarebbe un regno promiscuo, il mio. Anime buone e anime dannate danzerebbero insieme in una sarabanda di luci e ombre. Detterei tempi e ritmi.
E, invece, catturo solo immagini.
(4741 battute)

4. AMORETORICO SESSOLINGO
Una strada buia affollata solo di pensieri e qualche passante distratto.
Mi guardavo intorno. Stavo riscoprendo l’eccitazione di un gioco dismesso troppo presto. Più passa il tempo, più si diventa grandi, più ci si cala in una sciocca maturità che indurisce. Un involucro protettivo che fatalmente, prima o poi, si rompe.
(6828 battute, 1300 battute in più)

5. TUTTE CAZZATE
Il sole era basso, dietro il bosco.
Per questo non aveva visto subito l’auto parcheggiata in fondo al cortile.
Non aspettava visite a quell’ora. Non ne aspettava quasi mai: la posta gli arrivava ancora in città e chi altro poteva capitare lì, se non sbagliando strada in cerca di un’altra casa?
(5744 battute)

6. LA NEVE CHE NON C’ERA
Fu quando il Francin spalancò le gelosie sull’alba che vide cadere il primo fiocco. Rimase a naso all’aria, in uno stupore immobile, seguendo con gli occhi, ancora inciuccati di sonno, quel lento volteggiare.
(6627 battute, 1200 in più)

7. VENT’ANNI
Scrivo questa lettera mentre osservo il sole tramontare dietro quelle colline che da giovani hanno accompagnato i nostri passi. Quei passi verso sogni di cartone. Te li ricordi? Te li ricordi, anche se sono trascorsi vent’anni?
(4918 battute)

8. PUGNI DI SABBIA
Speravo che entrasse dentro di me nella sciocca illusione di farne un duplicato, pur se temperato nella turpe arroganza e malcelata timidezza. Ma lui mi fuggì via come sabbia tra le dita, e quando si alzò il vento era già sparso tra le onde in mille frammenti cristallini che brillavano nell’acqua.
(4531 battute)

9. ASIMMETRIE
Si aspettavano alle dieci fuori il suo portone, al bar di fronte, non c’era gente. Era il vuoto dentro loro e il vuoto fuori per la strada gremita del silenzio dei lampioni, che sembravano scimmiottare, ridere zitti zitti sotto i baffi.
(4890 battute)

10. CON GLI OCCHI SPALANCATI
Sillabavo quelle parole. Sillabavo “malattia” e “morte”. Ma-lat-tia, mor-te, e poi di nuovo e di nuovo: ma-lat-tia, mor-te. Contavo le lettere, le volevo imparare a memoria, sentire il loro suono, capirle finalmente quelle stronze di parole.
(5629 battute)

11. STELLAMADRE
Ho scelto questo angolo di cielo per nascere. Una volta strappata la volta celeste – così veniamo al mondo noi stelle – la vista era magnifica.
(2850 battute)

12. SCINTILLE
Andy si frugò nelle tasche. Niente spicci e comunque non sarebbero bastati neanche per lo zucchero filato. Svuotato, dentro e fuori. Pazienza, niente sorpresa per la cucciola.
Tornò a casa a testa bassa, fissando l’asfalto scomposto e tremolante per il caldo.
(3749 battute)

13. HAYNT
Oggi funziona a scatti. Perché il tempo non è un continuum come sembra, magra illusione dei sensi. Lei opera al presente, accumula eventi, simula il contemporaneo. Forma cubica, materiali diversi, caratteristica: l’adesso.
(1935 battute)

14. EFEDRINA
Si alzò a sedere di scatto: le era parso di sentire dei rumori. Tremante, rimase immobile in ascolto, ancora confusa dal sonno interrotto bruscamente. Adesso, però, le giungeva solo il battito amplificato del suo cuore.
(6528 battute, 1000 in più)

15. IL CANTO DEL GALLO
Persino le orme sulla spiaggia facevano pensare a un carattere piuttosto prepotente. S’infilavano nella sabbia quasi mordendola, a volte le piante dei piedi sollevavano grumi di sabbia che si attaccavano alle caviglie degli astanti o alle facce ignare dei bambini impegnati nell’eterno compito di svuotare il mare con un secchiello, o nell’impresa, altrettanto effimera, di costruire castelli.
(6024 battute, 500 in più)

16. ODIO L’ESTATE
Sono estremamente sorpresa. Davvero. Cinque minuti. Sono bastati cinque minuti.
Hai presente quei giochi a quiz, dove devi compiere in poco tempo tutta una serie di cose strambe… una manciata di minuti sembra così breve per fare tutto quello che ti dicono di fare…
(3265 battute)

17. FUORI DAL VILLAGGIO
La spiaggia. Solo loro, sedute sulla sabbia tiepida a guardare il sole che se ne va a dormire, il mare che si inquieta, pieno di riflessi tristi e dorati.
(2196 battute)

18. NATURALMENTE
“E’ la vecchiaia.”
E il dottore nuovo, giovane, lanciò uno sguardo saputo alla Benedetta, l’infermiera del turno di giorno. Quella scosse la testa, che sembrava dicesse: eh, che brutta malattia che ha preso questa, la vecchiaia, guarda te.
(5555 battute)

19. MILANO CENTRALE
“Caffè e cornetto”.
Voce metallica. Sguardo appena sollevato, occhi nascosti da un grosso paio di occhiali da sole. Come tutte le mattine è seduto al tavolino del bar, lo stesso tavolo.
Con aria svogliata, è sui trent’anni, recupera il primo quotidiano che trova sul tavolo vicino.
(5547 battute)

20. EVOLUZIONE
Resta poco di me al termine di una giornata di lavoro.
Trovare parcheggio è un’insperata botta di culo. Un po’ stretto vabbè, ma è proprio sotto casa, di fronte al portone. Due manovre, una toccatina alla berlina parcheggiata dietro, poi raccatto la valigetta dal sedile e scendo. Sono le sette di sera, il sole è basso e se Dio vuole i 42 gradi di oggi a pranzo sono solo un brutto ricordo.
(5560 battute)

21. QUATTROMANI
Sono andati, passati, i tempi in cui si viveva. Adesso è solo una lunga attesa. Attesa poi di cosa non ci è dato sapere. Se finora non ha gettato tutto è perché ogni tanto le piaceva venire a piangere sui ricordi. Ora non fa altro. Che piangere. La sento. Di là. Le sue mani, quelle mani bianche, lunghe e ossute, così eleganti, così curate, sensuali, non profumano più di limone. Sanno di fumo stantio e disperazione.
(5500 battute)

22. LA ROTONDE
Una pennellata dopo l’altra.
Gli occhi giallo febbre. Intenti. Come se avesse davanti un piatto di brodo e dovesse difenderlo da una torma d’affamati.
Scosta dalla fronte aggrottata un ciuffo di capelli con gesto delicato e automatico. E noncurante. Quel gesto lo sporca di colore ma continua il suo lavoro.
(4772 battute)

23. MARIA
Al pranzo di Natale mia madre invitò tutti i parenti.
Rifiutò solo la vecchia zia di mio nonno: chiusa in una casa di cura, centoquattro anni, ricordata solo se si parlava di eredità. E parlare d’eredità, be’, era la caratteristica dei miei parenti.
(5493 battute)

24. IL SONNO DELLA RAGIONE
“Adesso ti metto a dormire, Sara, ma considerato il fatto che il lettino della Barbie è troppo piccolo per te ed è anche un po’ rotto, ti metto in una scatola da scarpe.”
Martina aprì l’armadietto e ne tolse una scatola grigio/argento con scritte impresse in rosso. Era vuota.
(4474 battute)

marsiglia

Bevono pastis, o vino bianco. Sono in piedi, e fumano, le spalle rivolte al bancone, i piedi al confine tra ingresso e strada, né dentro né fuori insomma.
Uno è piccolo, capelli ricci e raccolti a coda di cavallo, ha un piccolo cane.
L’altro, occhi verdi e sguardo triste, sembra Yves Montand.
Il terzo ha un orecchino e pancia. Non parlano, ma quando si salutano si salutano con un bacio affettuoso, che sa di vero.
Sono in un bar del porto della Marsigla di Izzo.
Un vecchio bar, pavimento in legno, fotografie appese al muro.
Osservo questi cinquanta sessantenni con tatuaggi, sguardi da duri, o da belli e perdenti, chissà.
Vedono ma hanno uno sguardo assente.
Forse, ma non ne son certo, ora capisco qualcosa in più dei libri di Izzo.
La ragazza che serve pastis e vino bianco ha grandi tette, fuoriescono dal reggiseno, e un berretto militare. Ogni tanto, quello che sembra Yves Montand, le dice qualcosa, lei gli sorride, ma non si guardano.
Fuori, intanto, si è seduta una signora di mezzà età, bionda, vestita di nero, bella.
Né elegante né trasandata. Fuma due sigarette, una dietro l’altra, bevendo un caffè.
Guarda il vuoto.
Sembra un film, francese naturalmente.
Manca Lino Ventura.
Mi alzo. Saluto.
Cammino.
Una signora, anziana ed elegante, inveisce contro di me.
Avrà ottant’anni, ha un bastone  in una mano, una sporta per la spesa sull’altra.
La guardo e le dico, Tanto non ti capisco, parlo mica il francese, io.
Smettila, mi urla.
Minchia, penso.
Marsiglia, insomma. Con occhi di chi non sa.
E buona giornata.

troppo?

ho riletto due racconti di calvino, stamani. uno, mentre aspettavo il mio turno per il prelievo del sangue, l’altro in macchina (son quasi a marsiglia, ora).
e ho pensato ai “nostri” racconti.
c’è troppo, spesso.
in “Gli amori difficili”- quante saranno, 20mila battute? – Calvino racconta di una donna che, facendo il bagno in mare, s’accorge di non avere più gli slip. alla fine – delle 20 mila battute – arriva una barca, con padre, figlio e una gonna, provvidenziale. padre e figlio s’erano accorti della nudità della donna andando sott’acqua. il resto (i pensieri della donna, sulla vergogna ma anche sul rapporto con il proprio corpo) è bella scrittura.
un po’ datata, forse, ma sempre da assaporare.
soprattutto nelle descrizioni finali, che sanno di dopoguerra e di Liguria.

buona giornata

PS Si vota dal 16 al 18, forse. Dipende se per il 15 avrò tutto tutto.
L’eBook sarà pronto per il 20, credo.
Ma son condizionato dalla bntà degli invii.

Raccontiaquattromani/24

Il sonno della ragione

“Adesso ti metto a dormire, Sara, ma considerato il fatto che il lettino della Barbie è troppo piccolo per te ed è anche un po’ rotto, ti metto in una scatola da scarpe.”
Martina aprì l’armadietto e ne tolse una scatola grigio/argento con scritte impresse in rosso. Era vuota.
Sara però non ci stava, era troppo lunga. Martina optò per una scatola più grande e nel prenderla fece cadere l’intera pila di scatole di cartone e scarpe di varia foggia e colore caddero a terra mescolandosi. Per terra si sedette anche Martina, piagnucolando un po’. Quanto disordine! La frana di cartone l’aveva inoltre spaventata e non poco, ma tutto era accaduto e terminato nel volgere d’un attimo. Poco male.
“Non spaventarti, Sara e non piangere, sei una bambina forte e coraggiosa”.
Martina rimise a posto alla rinfusa tirando su con il naso. In fondo la scatola prescelta meritava quel caos, era capiente e dentro aveva tanta soffice carta velina bianca, era adatta alla sua bambola Sara, che la fissava con lo sguardo azzurro di sempre e le labbra imbronciate e appena dischiuse.
“Ecco, la mamma ora ti cerca una copertina”.
La scelta fu facile, Martina andò in cucina e prese un tovagliolo. La dimensione era giusta ed anche il colore, pensò, le margherite bianche stavano molto bene su una coperta per bambole grandi. Erano infatti margherite grandi. In cucina c’era ancora la mamma distesa per terra, stava dormendo, Martina aveva provato a strillare forte per svegliarla, ma non era successo niente, la mamma continuava a dormire sul pavimento. Era tanto stanca, aveva litigato per due giorni interi con il papà, prima che lui prendesse delle cose a casaccio per riempirne una borsa da viaggio. Quella grossa, nera, che usavano per andare al mare d’estate ed anche in Toscana dalla nonna.
“Sì, sarà andato al mare, il papà, oppure dalla nonna in campagna”.
In TV Martina aveva visto svegliare chi dormiva profondamente con una secchiata d’acqua, ma lei non l’avrebbe fatto mai, perché la mamma si sarebbe arrabbiata moltissimo. La mamma così arrabbiata non le piaceva, si mordeva il labbro inferiore e restava col muso per ore, poi però faceva una torta e le passava. Martina non aveva voglia di mangiare la torta facendo dapprima arrabbiare la mamma. Si sarebbe svegliata al ritorno del papà per portarle al mare. O dalla nonna.
Non restava che aspettare e, visto che la mamma dormiva, andare a prendere in salotto una caramella al liquore, che veniva offerta agli ospiti adulti e mai ai bambini, perché intanto a loro non piacciono.
A Martina invece piaceva, ma dopo che il liquore aveva pizzicato il naso ed era sceso giù in gola e restava soltanto il sapore dolce dello zucchero.
Era il silenzio la cosa che la disorientava di più.
Quando la mamma e il papà erano insieme c’erano sempre tante parole, spesso urlate, spesso erano quelle parole che la mamma le vietava di pronunciare. Adesso Martina guardava Sara e invidiava la sua beffarda indifferenza. In realtà non era spaventata, la sua bambola. Non aveva pianto. Era rimasta uguale a se stessa, come la mamma. Avevano entrambe gli occhi azzurri, la testa scarmigliata.
La mamma era ancora sdraiata sul pavimento, immobile, addormentata. L’unica differenza tra lei e Sara era che la bambola aveva gli occhi spalancati: vedeva, osservava, non le sfuggiva niente. Chissà se alla mamma, da sveglia, sfuggiva qualcosa. Qualche particolare importante. Comunque, rifletté Martina, è sicuramente più riposante dormire a occhi chiusi.
Martina si accorse, non appena ebbe completato quel pensiero, di avere sonno anche lei. Accantonò l’idea di adagiare Sara nella scatola grande e, tenendosela stretta al petto, si accucciò accanto alla mamma. Per un momento rimase seduta, a gambe incrociate.
La mamma era pallida, però perlomeno era serena. Aveva fatto bene a non insistere per svegliarla: aveva bisogno di starsene un po’ tranquilla.
Martina si sdraiò accanto a lei, le prese la mano. Le sue dita le parvero d’un tratto creature flaccide e informi. All’improvviso ebbe paura di quelle mani così arrendevoli. Gliene strinse una, intrecciandola alla sua, ma la mamma non reagì carezzandole il dorso della mano con il pollice come era solita fare.
Martina si staccò dalla mamma sobbalzando.
Prese Sara e la mise tra sé e la donna. Sistemò la mano della bambola sotto quella della mamma.
Poi rimase a occhi spalancati, distesa sul pavimento. Meglio dormire a occhi aperti, dopotutto.
Non voleva che le sfuggisse niente. Non le sarebbe più sfuggito niente.

sotto il castello

Il forestiero che arriva a Vercelli per la prima volta resta impressionato dalla bellezza di un castello, con ponte levatoio. E’ il castello Visconteo, che fu anche dei Savoia.
Per i vercellesi, però, quel castello non è un bel castello: è solo il tribunale, quello.
Da evitare, se possibile.
Sotto il ponte levatorio, e lungo il fossato che delimita il perimetro del castello, ci sono degli orti, ben curati, non so da chi.
Nei giorni scorsi una gattara mi ha mostrato una cosa.
Ci son anche delle galline, lì.
Non sono sole. Da un annetto hanno adottato un gatto (quando l’ho raccontato a zena-colfavoredellebbie quasi non ci credeva) che, riconoscente, ogni tanto va a sdrusciarsi a quelle galline, contente di farsi sdrusciare.

Poco distante c’è un bar. Frequentato da… ragazzi. Non so dire che ragazzi siano. Penso studino, penso stiano bene, ché han macchine o moto.
Una volta il mio vecchio mi disse che alcuni di quei ragazzi son delle teste di minchia.
Gli chiesi, Perché babbo?
Perché quando passo in bicicletta cercan di farmi cadere, mi rispose.
Non ci feci caso. So che a volte esagera. So che saprebbe difendersi. Fino a pochi anni fa, una decina penso, era ancora in grado di sollevare un quintale da terra; e ogni tanto, dice: Se solo avessi dieci anni di meno (settanta quindi).
(L’ultima che ha detto è questa, un paio di mesi fa. Se ad agosto sono ancora vivo vado a Follonica e mangio una forma di pecorino al giorno. E’ ancora vivo, è a Follonica. Una forma no, ma mezza al giorno penso proprio che se la mangi).
Comunque.
Una gattara mi ha raccontato che un giorno alcuni di questi ragazzi hanno ucciso a calci un gatto.
Se ne imparano di cose, cercando gatti.

Raccontiaquattromani/23

Maria

Al pranzo di Natale mia madre invitò tutti i parenti.
Rifiutò solo la vecchia zia di mio nonno: chiusa in una casa di cura, centoquattro anni, ricordata solo se si parlava di eredità. E parlare d’eredità, be’, era la caratteristica dei miei parenti.
Alle riunioni di famiglia, sotto Natale, si deve essere pronti all’ordine, alla fatica, all’esaurimento. Una catena di montaggio, oppure un’esercitazione militare, ognuno con un compito: io dovevo sistemare cappotti e soprabiti di chi arrivava in camera da letto e tenere chiuse a chiave tutte le stanze. Mia madre non voleva che i bambini giocassero soli nelle camere o che qualcuno potesse entrare nelle stanze per frugare tra le nostre cose. Quindi ogni porta aperta poi veniva chiusa con un paio di giri ben decisi, e la chiave finiva sopra il frigorifero in cucina: mi sentivo San Pietro. Uscii in giardino a farmi una canna – non potevo resistere a una serata del genere senza un tocco di marijuana- e chiusi persino la porta di casa, rientrando. Poggiai le chiavi sul frigo, in alto, con le altre.

La cugina Adele durante le lasagne aprì la bocca, la pasta triturata tra i denti, e disse:
-Quando muoio brucio tutto e a voi lascio niente. Tiè.
Poiché era famosa per ubriacarsi con un crodino, nessuno la ascoltò davvero. Ma quel “Tiè” attirò l’attenzione di mia madre, che inarcò un sopracciglio: io seguii il suo sguardo, rimanendo affascinato dal cibo masticato in bocca ad Adele che ripeteva a voce sempre più alta “A voi non lascio niente di niente brucio tutto e poi mi ammazzo. Tiè“.
Il brusio calò piano. Adele aveva tutte le cose dei trisavoli. Incartamenti. Foto. Lettere dal fronte, medaglie al valore. Porcellane, lenzuola ricamate. E niente era mai uscito da casa sua. Aveva foto mie che mia madre neppure ricordava di aver scattato. Nubile, unica figlia della sorella di mio nonno Mario e cugina prima di mia madre e delle mie zie: alla sua morte ci saremmo scannati, mamma vittoriosa su una collina di parenti cadavere, in mano un quadro e nell’altra un centrino.
-Ne parliamo un altro momento e comunque non è giusto che ti tieni tutto tu, uno di ‘sti giorni vengo da te e guardiamo assieme le cose.
Mamma Annamaria dice.
-Quando vai me lo dici che vengo anche io, comunque quello che prendi tu devo vederlo anche io.
Zia Luisamaria puntualizza.
-E io, che sono, la figlia della serva? Comunque il cavallo di ceramica è mio.
Zia Mariarosa risponde.

Mettere in tavola un coltello di venti centimetri per affettare il roast-beef è pericoloso. Non contando una cugina adolescente interessata solo al suo cellulare, due cuginetti impegnati a farsi dispetti e un tizio così fatto di maria da parlare con la bottiglia di vino davanti a sé, c’erano dieci parenti e un coltello lungo e affilato: Adele fu la più veloce. Zia Mariarosa gorgogliò cadendo dalla sedia.

Io mi ricordo solo di aver messo le chiavi di casa da qualche parte, o sul top del frigorifero oppure nel vaso del ficus in ingresso. Adele ha appena fatto fuori anche mia madre, mio padre e ora ce l’ha con zia Luisamaria.
Scappo sul divano con i due cuginetti e la quindicenne sempre attaccata al cellulare. A chi manda gli sms, cosa scrive? Spedisce un ultimo messaggino al suo ragazzo, tvttb io&te 4 mt sottoterra?
Adele ammazza tutti come mosche. Si lanciano per fermarla e lei sembra uno spadaccino: ferisce, colpisce, affonda la lama, è contro un angolo della stanza ma non è una posizione a suo sfavore, anzi, nessuno può prenderla alle spalle.
Lo zio che rubò le cornici d’argento chieste inutilmente? Abbattuto.
La prozia che volle in prestito una pelliccia e non la restituì? Eliminata.
I miei bisnonni fissano la carneficina dalle foto sulla credenza: vivevano con Adele dopo che la figlia, Vittoria, la mia prozia, morì di un brutto male seguita dopo pochi mesi dal marito. Quando anche i bisnonni morirono, rimase tutto ad Adele. I soldi erano scomparsi da tempo.
La cugina Flavia che ha telefonato ai carabinieri e poi ti si è avventata addosso? Uccisa.
Il marito di Zia Mariarosa, che ha chiamato la polizia e poi ha voluto fare l’eroe? Ammazzato.
Adele fissa me seduto sul divano che abbraccio i tre ragazzini. Dalla nebbia dello spinello natalizio mi rendo conto di essere orfano. Provo a salvarci, le parlo con calma.
-Dammi il coltello adesso, dài.
Subito me lo offre dalla parte del manico, educatamente. Sento le sirene, in strada, si avvicinano. Mi rendo conto che io e i tre cugini erediteremo tutto. Adele ha il coltello puntato contro il proprio ventre, porgendomelo dal manico: con una spinta del piede destro, veloce e pesante, glielo affondo in pancia.

Guardo mia cugina.
-Hai mica visto dove ho lasciato le chiavi di casa?
-Sì, in cucina sopra il frigo, ti ho visto metterle lì.
-Vai a prenderle e mettile nella porta. E anche le altre, mettile a posto. Come ti chiami che non mi ricordo mai? E loro due?
-Daniela. Loro sono Giuseppe e Paolo.
Vado in bagno: Daniela, sì, ora mi ricordo, mia madre la chiamava sempre Danielina, ha infilato nelle toppe tutte le chiavi. Vedo la maniglia della porta del bagno abbassarsi piano, non arrivare in fondo, risalire. Poi di nuovo giù, decisa, scatta, la porta si apre, Danielina è nello specchio con me, le mani sulle spalle di Giuseppe e Paolo, stravolti, bianchi e muti. Lei invece è tranquilla, come se avesse visto un film alla tv. Mi sta chiedendo qualcosa, gli ultimi fumi dello spinello spariscono del tutto.
-Domani o appena riusciamo andiamo a trovare anche la vecchia dell’ospizio? Sai, la zia dei nonni?
Rido.

diciamo

… che ci son problemi tecnici di trasmissione per un paio di racconti.
e che di uno, pubblicato, sto attendendo che gli autori mi inviino anche note biografiche e procedura.
(e poi: manca un’altra biografia su altro racconto già pubblicato).

la prossima volta faccio il vigile, per intanto sentitamente ringrazio:
chi ha sfondato con le battute (e non di poco),
chi ha spedito al mio indirizzo di posta elettronica anziché a raccontiaquattromani,
chi non ha fatto la verifica ortografica (scrivendo perchè anziché perché),
chi mi ha scritto Mi chiamo enrico con la e minuscola (ogni riferimento a Gregori è puramente casuale),
(ma il premio speciale va a quelle due persone che, per le note biografiche, mi hanno scritto: Fai tu… FAI TU???).

maremma maiala, vien voglia di dire, no?
va beh, buona giornata